di Muddy
Tutte le mattine in Piazza Pontaccio potete vedere Elena che aspetta l’autobus prima di andare a scuola.
Potete vedere una sedicenne bionda sempre con un berretto nero in testa e uno sguardo triste. Sul suo volto c’è una bellezza matura e sbattuta che la fa sembrare più grande.
Ieri Elena è andata a studiare dalla sua amica Tamara che oggi c’era l’interrogazione di bio. Come al solito hanno finito per guardare video e parlare di ragazzi. Tamara aspettava la telefonata di Marco che le chiedeva di uscire, ma alla fine non si è più fatto vivo. Alla fine sono andate a fare un giro per i giardini sgranocchiando un pacchetto di patatine sulla loro panchina preferita. Hanno anche incontrato Marco, insieme al suo compare Luca, quello con i rasta. Tamara, ancora con il muso per il fatto che Marco non l’aveva chiamata, ha detto che quella sera non sarebbe uscita per via dell’interrogazione di bio, anche se alla fine sono andati al bowling ugualmente.
Elena non esce con i ragazzi. Loro dicono che lei se la tira un po’ troppo ma hanno paura ad insistere. Hanno paura del suo sguardo. Nello sguardo di Elena c’è qualcosa che i ragazzi non conoscono.
Tutte le mattine in Piazza Pontaccio potete vedere Elena che aspetta l’autobus prima di andare a scuola.
Potete vedere una sedicenne bionda che sei volte su dieci indossa una T-shirt extra large dei Nirvana che a volte le lascia scoperta una spalla e una bretella nera del reggiseno. Se guardate bene vi accorgerete che nelle orecchie Elena ha le cuffie del suo discman: sta ascoltando la sua canzone preferita, “Joining you” di Alanis Morissette.
Elena ha bisogno di tempo per rimarginare le sue ferite. Elena non ha paura di ricordare perchè non vuole dimenticare il passato. Vuole affrontarlo. Forse è per questo che soffre ancora tremendamente.
Se l’autobus non è ancora passato potete notare che Elena non si veste come le sue coetanee. A differenza di loro lei non ci tiene a mettere in risalto le curve del suo corpo. Un corpo che i ragazzi della periferia di Roma hanno scoperto presto. Succedeva quando lei aveva 12 anni nel casolare abbandonato dietro la fabbrica chiusa. Elena non disse mai niente e i ragazzi del posto continuarono a divertirsi con lei più o meno frequentemente per due anni.
Elena non ha paura di ricordare, ma se le vengono in mente quei periodi i suoi occhi si stringono nello sforzo inutile di non piangere.
Quando arrivò in città Francesco Elena aveva appena compiuto 14 anni e aveva nel cuore una disperazione senza fondo. Lui era un diciassettenne alto e magro con i capelli biondi divisi in mezzo alla fronte e degli occhi neri che sembravano sempre nascondere qualcosa. Trovò Elena a piangere su una panchina nel parco e le si sedette vicino.
Francesco prese tante tante botte dai ragazzi del vicinato ma non si arrese mai. I ragazzi del vicinato alla fine ebbero paura dei suoi occhi.
Tutte le mattine in Piazza Pontaccio potete vedere Elena che aspetta l’autobus prima di andare a scuola.
E’ sempre appoggiata con una spalla al palo che indica la fermata e potete essere sicuri che sta ricordando l’unica gioia della sua vita.
I primi tempi Francesco e Elena camminavano vicini senza parlarsi. Lei tuttavia si sentiva sicura e per la prima volta dopo tanto tempo non aveva paura. Iniziarono ad andare sempre al cinema. Là dentro vicino a lui nel buio della sala Elena poteva dimenticare tutto. Fu su quelle sedie di legno che lui la baciò per la prima volta. E lei, per la prima volta, si sentì felice.
Le loro serate le passavano sui tetti delle case del quartiere. Elena con la sua chitarra suonava canzoni dei Nirvana e lui appoggiava la testa sulle sue ginocchia guardando le stelle. Entrambi avevano voglia di piangere. Quelli furono i più bei momenti di Elena in tutta la sua vita.
Francesco partì una sera di inverno con l’autobus da Piazza Pontaccio. Pioveva. Lei era appoggiata al palo della fermata ed aveva in testa un berretto nero. Lui le disse solo che un giorno sarebbe ritornato con quell’autobus. Stava per piangere. Lei lo baciò per l’ultima volta e guardando l’autobus che se ne andava tra la pioggia, non capì mai cosa era successo veramente.
Tutte le mattine in Piazza Pontaccio potete vedere Elena che aspetta l’autobus prima di andare a scuola.
Lei aspetta l’autobus, ma nessuno mai scende. Mentre si incammina quindi per andare nella scuola a due isolati da lì, una sola lacrima le scende sul viso. Elena ha bisogno di tempo. Nelle orecchie ha ancora “Joining you” di Alanis Morissette:
“Se noi fossimo i nostri corpi,
Se noi fossimo i nostri destini,
Se noi fossimo le nostre difese,
Io ti starei raggiungendo”.
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