di Muddy
Uscì dalla stanza in fondo al corridoio a notte fonda, ormai. L’aveva vista addormentarsi e poi era rimasto a guardarla ancora per un’ora. Era così bella quando dormiva, e sembrava così soave che perfino la brezza fresca che entrava dalla finestra si preoccupava di carezzarla il più delicatamente possibile. Era la cosa più stupenda che gli fosse mai capitata e lui l’amava con tutto il suo cuore.
In cucina accese il neon, che dopo le solite incertezze, inondò la stanza con quella luce bianca, neutrale e asettica. Aprì il frigorifero e tirò fuori un po’ di latte per inzupparci dei biscotti. Aveva fame. Preoccupato di non fare rumore, posò la tazza sul tavolo bianco e la riempì completamente.
Dopo circa dieci minuti, la porta di casa si aprì, attenta a non fare troppo rumore. Lei si tolse le scarpe, posò silenziosamente le chiavi. Vide la luce accesa ed entrò in cucina. Si salutarono affettuosamente dopo un altro giorno di lavoro. E lui che faceva? Mangiava? Già, non riusciva a dormire e così aveva pensato di fare uno spuntino. Si sedette anche lei, si sciolse i capelli e tirò un sospiro: anche per quel giorno era finita. Prese dalla scatola un biscotto e lo inzuppò nella sua tazza. I loro occhi si incrociarono e si scambiarono un sorriso caldo e sincero.
Restarono a raccontarsi della giornata per una ventina di minuti, senza mai staccarsi gli occhi di dosso l’un l’altro. Poi lei si alzò, rimise a posto il latte e i biscotti e posò la tazza nel lavandino, sempre delicatamente. Si scambiarono un altro bacio e lei si diresse in silenzio verso la stanza in fondo al corridoio. Aprì uno spiraglio di porta, quel tanto che bastava per guardarla senza fare entrare troppa luce. Spontaneo le venne un sorriso, pieno di affetto e di tenerezza. Poi chiuse con premura la porta.
Non rimase più di tanto in bagno: era stanca e non vedeva l’ora di infilarsi nelle lenzuola. Prese dal comodino il suo libro, ma poi lo rimise giù pigramente. Lui, in giacca e cravatta, venne a darle la buonanotte prima di andare al lavoro. Si strinsero in un abbraccio e lei fu felice di sentire il suo calore rassicurante ancora una volta prima di addormentarsi. Entrambi stavano per piangere e lo sapevano, ma finché erano insieme la malinconia non li avrebbe mai raggiunti. Si strinsero più forte, e entrambi sentirono scendere una lacrima sulla guancia. Forse era di lei, forse di lui.
Lui spense l’abat-jour e le augurò la buonanotte. Lei lo salutò ancora una volta, e poi si rigirò nel letto. Lui le rimboccò le lenzuola. Lei dormiva già. Lui chiuse la porta della camera e uscì di casa, chiudendosi piano la porta dietro di sé. Era già in ritardo, ma non importava.
Nella camera in fondo al corridoio la finestra era ancora aperta e filtrava ormai la prima luce del mattino. Limpida e serena, schiariva gli oggetti e i mobili che arredavano la stanza. Si distingueva la carta da parati, allegra e colorata, e le mensole piene di giocattoli, bambole e libri per l’infanzia. Insomma, era la tipica stanza di una bambina. E poi, vicino alla finestra, un minuscolo lettino, vuoto. No. Quel lettino sarebbe stato vuoto per qualunque altra persona, ma loro due in quel lettino vedevano ancora una piccola bambina, la cosa più bella che per loro fosse mai esistita al mondo.
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